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I grandi maestri dello Yoga: Ramana Maharshi e la felicità

Ramana Maharshi nacque il 30 dicembre 1879 in India e morì il 14 aprile 1950 è stato un mistico indiano, e un maestro dell'Advaita Vedānta del XX secolo.

Dall'età di 17 anni visse ai piedi del monte Arunachala (nelle vicinanze della città di Tiruvannamalai), una delle montagne sacre dell'India, dove restò fino alla morte nel 1950. Numerosissimi ricercatori spirituali provenienti da tutto il mondo divennero suoi devoti considerandolo un essere realizzato e ricevendo i suoi insegnamenti, secondo i quali l'essenza dell'essere umano è conoscenza senza limiti, beatitudine e completa libertà.


Egli proponenva un approccio alla pratica dello yoga essenziale e profondamente radicato nella tradizione spirituale indiana.

Lo scopo dell'esistenza, secondo i suoi insegnamenti, è realizzare la propria vera natura; e realizzandola sperimentare beatitudine.


Negli incontri con i propri discepoli parlando della meta dello yoga, la Realizzazione si esprimeva così:


"Lo stato che chiamiamo realizzazione è semplicemente essere se stessi, non occorre sapere nulla o divenire qualcosa.

Se si è realizzati, si è Quello che solo è, e che solo è sempre stato.

Non si può descrivere quello stato.

Si può essere solo Quello."


In un discorso tenuto ha detto:


"Tutti noi esseri desideriamo sempre felicità, vorremmo essere felici senza traccia di dolore.


Al contempo, amiamo noi stessi come meglio siamo capaci.

La ragione di questo amore è in fondo la ricerca della felicità: per questo motivo la felicità deve trovarsi dentro di noi.

Questa è la felicità che sperimentiamo ogni giorno lasciando che la nostra mente si ristori nel sonno profondo.

Per ottenere tale felicità naturale dobbiamo conoscere noi se stessi.


Per questo, occorre porsi la domanda, "Chi sono io?".


La vera natura del Sè è felicità.

Non c'è differenza fra il nostro Sè e la felicità.

L'unica vera felicità che esiste è quella del Sé: questa è la verità.


Non c'è vera felicità negli oggetti mondani.

E' solo a causa dell'ignoranza che immaginiamo di ottenere felicità che cerchiamo dalle cose mondane.

Nel sonno profondo siamo privi di tutti i nostri beni, compreso il nostro corpo ma non siamo infelici: anzi tutti desideriamo dormire sonni tranquilli.


La felicità è la vera natura all'uomo e non dipende da cause esterne.


Dobbiamo realizzare il nostro Sè per dischiudere lo scrigno della pura felicità"



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